Via da Kabul

L’ultimo round di dialoghi con i talebani per negoziare la pace sarà alla luce del sole, ma nell’annunciarlo i funzionari dell’Amministrazione americana specificano che è “un’iniziativa guidata dagli afghani” e Washington parteciperà dal sedile posteriore, secondo lo stile “from behind” di Obama. I talebani hanno aperto un ufficio di rappresentanza a Doha, in Qatar, e domani incontreranno i rappresentanti dell’Alto consiglio per la pace nominato dal presidente afghano, Hamid Karzai, nel 2010.
13 AGO 20
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New York. L’ultimo round di dialoghi con i talebani per negoziare la pace sarà alla luce del sole, ma nell’annunciarlo i funzionari dell’Amministrazione americana specificano che è “un’iniziativa guidata dagli afghani” e Washington parteciperà dal sedile posteriore, secondo lo stile “from behind” di Obama. I talebani hanno aperto un ufficio di rappresentanza a Doha, in Qatar, e domani incontreranno i rappresentanti dell’Alto consiglio per la pace nominato dal presidente afghano, Hamid Karzai, nel 2010. A rappresentare Washington sarà l’inviato speciale James Dobbins, titolare di un ufficio che dopo la morte di Richard Holbrooke si è eclissato dietro altre priorità. Negoziati simili sono stati organizzati in segreto, a Berlino e Doha nel 2011 e 2012, e la totale assenza di risultati è il motivo per cui le voci dell’Amministrazione sono estremamente caute e, dall’Irlanda del nord, il presidente ha parlato di molti “bumps in the road”, ostacoli lungo un percorso che ha tutta l’aria di un vicolo cieco. Il comandante delle Forze armate in Afghanistan, Joseph Dunford, è stato il primo a esplicitare i dubbi sulla sensatezza di un dialogo con gli irriducibili dell’Haqqani network, che manderanno la loro delegazione in Qatar: “Tutto quello che ho visto rende molto difficile credere in una riconciliazione”, ha detto.
Nel giorno in cui a Kabul si è celebrato l’inizio dell’ultima fase della transizione dalle truppe Isaf all’esercito afghano, Karzai ha spiegato che la trattativa è un affare fra il governo afghano e i talebani, con la presenza americana a fare da contorno; gli ha fatto eco il portavoce dei talebani, Mohammed Naeem, che da Doha ha dichiarato di voler instaurare “buoni rapporti” con il governo e i paesi dell’area. I talebani che stanno sul campo, e non negli uffici diplomatici qatarioti, hanno risposto da par loro: un’esplosione ha mancato di poco Mohammad Mohaqiq, membro di spicco del consiglio per la pace, che ha evitato il destino dell’ex capo dello stesso consiglio, ucciso nel 2011 da un attentato suicida a due passi dall’ambasciata americana di Kabul.